L’incidenza della malattie infiammatorie intestinali (IBD) è in crescita e l’intervento nutrizionale è a dir poco fondamentale sia in caso di diagnosi che di remissione di tali patologie.                                                

La sigla IBD raccoglie un insieme ampio di malattie croniche intestinali, tra cui le più diffuse sono senza dubbio la rettocolite ulcerosa e la malattia di Crohn. Nella rettocolite l’infiammazione seppur cronica è limitata al tratto del colon, per cui la malnutrizione per scarso assorbimento dei nutrienti è condizione rara. Nella malattia di Crohn invece l’approccio nutrizionale si profila essenziale, essendo l’intero intestino colpito dal processo infiammatorio. In particolare in alcuni dei pazienti IBD, il fabbisogno proteico, di ferro ed energetico risultano aumentati.

In entrambe le patologie, rettocolite e Crohn, la malnutrizione secondaria può essere il risultato di una serie di fattori, tra cui l’assunzione di cibo (spesso globalmente ridotta), gli aumentati fabbisogni energetici e più raramente per interazioni farmaco-nutriente. La severità dello stato di malnutrizione è influenzata dalla durata e dall’entità della patologia, e chiaramente dall’intensità con cui si esplica la risposta infiammatoria che guida il catabolismo (distruzione dei tessuti). I pazienti Crohn rimangono a rischio di malnutrizione anche quando la malattia entra in una fase quiescente, mentre quelli con rettocolite ulcerosa manifestano problematiche di questo tipo solitamente quando la malattia è in fase attiva.

La Società Europea per la Nutrizione Clinica (ESPEN) ha recentemente stilato una lista di dati oggettivi raccolti dalle più recenti pubblicazioni riguardo alle patologie infiammatorie intestinali, in modo da incanalare la terapia nutrizionale in una situazione di prevenzione primaria o di terapia secondaria (quando cioè il processo patologico è ormai avviato). Ho elencato solamente i dati per cui vi è solida evidenza scientifica.

  • Pazienti con patologia infiammatoria intestinale sono a rischio malnutrizione e dovrebbero essere tenuti sotto controllo nutrizionale a partire dalla diagnosi e in modo sistematico. La malnutrizione va gestita in maniera adeguata da un professionista dell’alimentazione poiché essa è in grado di incidere sulla prognosi, su complicazioni, qualità della vita e mortalità del paziente. La carenza di ferro ad esempio è particolarmente comune nelle IBD pediatriche, mentre altre carenze comuni sono i folati, zinco, magnesio, calcio, vitamine A, B12, D, E e K.
  • Tutti i pazienti con anemia da carenza di ferro devono ricevere integrazione, per via orale o parenterale, in modo da normalizzare i livelli di emoglobina e di depositi corporei di ferro.
  • Il fabbisogno proteico è incrementato durante la fase attiva della IBD, e l’apporto giornaliero dovrebbe essere aumentato da 1 a 1,2-1,5 g di proteine ogni kg di peso corporeo.
  • Le diete ad esclusione non devono essere prescritte o consigliate con lo scopo di ottenere la remissione della malattia di Crohn.
  • Nei pazienti con patologia di Crohn molti sforzi devono essere diretti ad evitare la disidratazione, per evitare il rischio di eventi tromboembolici.
  • Nei pazienti IBD con malattia attiva e quelli trattati con farmaci steroidei, occorre monitorare i livelli di calcio e vitamina D attivata nel sangue, per valutare eventuale diminuzione della densità ossea, intervenendo eventualmente con linee guida per osteopenia o osteoporosi.
  • I pazienti Crohn trattati con sequestranti (come colestiramina) hanno un rischio addizionale minimo di sviluppare malassorbimento di grassi, e non necessitano di terapia nutrizionale specifica; mentre pazienti con presenza elevata di ossalati nelle urine spesso presentano tale malassorbimento e richiedono di essere seguiti dal punto di vista nutrizionale.
  • In casi di resezione intestinale del tratto di ileo distale maggiore di 20 cm, l’integrazione di vitamina B12 si rende necessaria.
  • In pazienti con IBD in stato interessante o durante l’allattamento, il monitoraggio dei livelli ematici di ferro e acido folico risulta particolarmente importante.
  • In tutti i pazienti con IBD l’attività fisica è fondamentale, in particolare è raccomandabile un’attività aerobica e di tipo endurance.
  • Il controllo del peso è fondamentale per ottenere una remissione stabile della patologia intestinale.
  • L’allattamento deve essere raccomandato poiché riduce il rischio di sviluppare IBD nel bambino.
  • Una dieta ricca in frutta e ortaggi, ricca in omega-3 e povera in omega-6 non è associata a ridotto rischio di sviluppare morbo di Crohn o rettocolite ulcerosa.
  • Una dieta ricca in fibre non è generalmente raccomandabile per pazienti in remissione di IBD.
  • L’utilizzo di probiotici può essere utile durante la fase di remissione di Crohn o rettocolite, ma non durante la fase attiva della patologia.

In conclusione tutti i pazienti con IBD in fase di remissione dovrebbero intraprendere un percorso guidati da un professionista della nutrizione (dietologo, dietista o biologo nutrizionista) come parte essenziale di un approccio multidisciplinare che eviti nel lungo periodo di incappare in disordini connessi con la malnutrizione.

Enrico Ponta

Bibliografia

ESPEN guideline: Clinical nutrition in inflammatory bowel disease. Forbes A, Escher J, Hébuterne X, Klek S, Krznaric Z, Schneider S, Shamir R, Stardelova K, Wierdsma N, Wiskin AE, Bischoff SC. Clinical Nutrition (2017).