Una delle cause più frequenti di infortunio e quindi di stop forzato agli allenamenti, soprattutto in podisti esperti, è rappresentato dal dolore al ginocchio. Spesso il dolore e la ridotta mobilità delle ginocchia sono sintomo di uno stato di usura della cartilagine di grado più o meno elevato. 

La condizione di usura cronica può essere evidenziata mediante risonanza magnetica, e il verdetto diagnostico sentenziato dal clinico non lascia scampo. Ripiegare su un periodo di riposo più o meno lungo costituisce l’immancabile parte integrante della terapia. 

Se ci focalizziamo sul dolore, la sua genesi a valle della gonartrosi è complessa e multifattoriale, tanto che dalla letteratura emergono diverse condizioni patologiche che sfociano in una sintomatologia comune. Il ricorso a paracetamolo e FANS è pratica comune per lenire le manifestazioni acute.

I cardini della prevenzione primaria

Appurata la possibile origine del dolore e ridotta mobilità, bisogna in primo luogo contestualizzare i fattori che hanno favorito un’usura accelerata del tessuto cartilagineo. Un indice di massa corporea elevato (o ottimizzabile), oltre a una tecnica di corsa ancora da perfezionare, rappresentano sia singolarmente che nel loro insieme fattori predisponenti all’osteoartrosi. Per questa ragione ricorrere ad approcci farmacologici senza risolvere il problema a monte, può senza dubbio rivelarsi deleterio. 

Approcci terapeutici classici

Fra gli approcci finora più consigliati in ambito medico troviamo l’acido ialuronico (utilizzato direttamente in situ attraverso infiltrazioni), e l’associazione di condroitin solfato + glucosamina somministrati per via orale. 

Nel caso dell’acido ialuronico l’efficacia (valutata sia come ampiezza dell’angolo di mobilità del ginocchio, che come grado di dolore) risulta essere buona sia a breve che medio termine (6 mesi dalla prima infiltrazione). La necessità di assunzione di paracetamolo tende a ripresentarsi saltuariamente in circa il 20% dei pazienti. 

In letteratura, il problema principale è rappresentato dai non-responders alla terapia, in % variabile a seconda del gruppo di studio osservato. 

Nel caso dell’integrazione di glucosamina e condroitin solfato, l’ostacolo principale all’efficacia della somministrazione, è rappresentato dallo scarso assorbimento gastrointestinale. E’ probabile l’esistenza di meccanismi di competizione tra due principi nell’assorbimento. Maggiore efficacia può risultare da una associazione di una sola delle due componenti, con omega-3 (es. EPA + DHA in dosaggio 0,5g o superiore al giorno, per almeno 6 mesi). 

Nuovi orizzonti in nutraceutica

L’integrazione per così dire classica con i prodotti appena descritti non ha finora dato le risposte attese in termini di efficacia, è per questa ragione che la ricerca in campo nutraceutico si sta indirizzando verso principi il cui reale impatto sulla gonartrosi verrà confermato nei prossimi anni. Attualmente questi sono i prodotti, utilizzabili per via orale (o topica nel caso della capsaicina) e già presenti in commercio:

Il limite più grande di questi studi è il fatto di essere effettuati per un periodo limitato, 12 settimane nel caso della capsaicina. E’ possibile che l’effetto positivo sul contenimento del dolore si mantenga nel tempo, ma anche che meccanismi di assuefazione rendano il principio meno efficace sul lungo periodo, proprio come sperimentato da chi fa uso di artiglio del diavolo. 

Da un punto di vista dell’alimentazione, ci sono dei cibi che possono esercitare un ruolo funzionale nella patologia, aiutando a prevenire un decorso peggiorativo cronico? 

Sicuramente riferirsi a singoli alimenti può distrarci da un approccio più ragionevolmente diretto a una alimentazione antinfiammatoria in senso lato. Ottimizzare la regolarità dei bioritmi con cui ci alimentiamo e riposiamo, oltre che limitare le fonti di zuccheri semplici, di grassi saturi e trans, rappresentano un modo eccellente per controllare l’infiammazione di basso grado, evitando che gli effetti delle citochine infiammatorie si ripercuotano, tra i vari bersagli, anche sulle cartilagini. 

Detto ciò un apporto regolare di olio extravergine di oliva di alta qualità, così come dello zenzero, e ancora dei grassi polinsaturi provenienti da pesci e crostacei, può indubbiamente avere un ruolo ulteriormente positivo nel percorso di prevenzione. 

Least but not last, controllare annualmente i livelli ematici di vitamina B6, B12, acido metilmalonico, vitamina D e omocisteina, ci può dare un riscontro dello stato nutrizionale, e della sua adeguatezza per una fisiologica sintesi di nuova cartilagine.  

Di Enrico Ponta 

Bibliografia

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