di Enrico Ponta

Il grande aumento del numero di obesi che ha contraddistinto la nostra società negli ultimi anni ha portato con se’ l’incremento endemico di varie patologie, tra cui spiccano per numero quelle cardiovascolari [1,2,3].

Nonostante la circonferenza vita e l’indice di massa corporea (BMI) siano stati utilizzati per anni come misure di facile repere per distinguere tra condizione di salute e obesità (escludendo i casi in cui l’aumento del BMI sia ricollegabile a elevata massa muscolare), studi recenti hanno osservato come alcuni sotto-gruppi della popolazione mostrino profili metabolici inattesi, che si discostano dalla relazione dose-risposta classica tra BMI e malattie metaboliche [4].

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Come mostrato dal grafico (fonte: diabetes.co.uk), il biotipo a cui si fa associare classicamente l’obesità è il sovrappeso, con grassi in eccesso che possono essere distribuiti  prevalentemente a livello addominale o nei fianchi.

Tuttavia la scienza non è fatta di dogmi, e qualsiasi assunto è potenziale vittima di obiezione nel giro di pochi anni. Oggi si sa che gli individui metabolicamente obesi non sono necessariamente in sovrappeso. Il rischio di andare incontro a malattie cardiovascolari non è uguale paragonando tra loro le persone in sovrappeso, e in alcuni sottogruppi di esse non si evidenzia un incremento del numero di infarti rispetto alla popolazione magra.

Nella popolazione dei normopeso è chiaro invece come non tutti gli individui classificati come magri siano esenti dal rischio di sviluppare malattie cardiovascolari. Il profilo lipidico e metabolico, riscontrabile attraverso esami del sangue specifici, è meglio predittivo dello stato patologico (o sub-clinico) rispetto alla sola distribuzione addominale dell’adipe. A dispetto dei marker più prescritti negli esami del sangue, come colesterolo totale, LDL, HDL, trigliceridi, questi indicatori non sono i migliori predittori del rischio di incorrere in un evento acuto; difatti un profilo lipidico sfavorevole può essere più chiaramente individuato con i sottotipi di LDL maggiormente espressi e la quantità di frazione ossidata di colesterolo presente nel torrente circolatorio. Questi indicatori danno risultati ben più significativi del colesterolo totale di per se, o del colesterolo LDL che peraltro è solitamente stimato e non misurato direttamente.

Le recenti scoperte emerse a livello scientifico hanno indotto gli scienziati a una nuova categorizzazione degli individui sulla base del rischio di incorrere in malattie cardiovascolari; la suddivisione non segue più esclusivamente i parametri di peso e circonferenza vita, ma anche il profilo metabolico e cardiovascolare:

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Individui normopeso e metabolicamente obesi (indicati con l’acronimo MONW) sono stimati in circa il 20% del totale della popolazione totale dei normopeso [7, 8].

L’ipotesi che alcuni individui definiti magri o lievemente in sovrappeso potessero presentare alcuni fattori di rischio per malattie metaboliche non è una novità, in quanto Ruderman fu il primo a proporla negli anni 80 [9].

Studi successivi hanno poi rivelato che le persone MONW hanno livelli di adiposità e insulino-resistenza maggiori rispetto alla media, e presentano una maggiore suscettibilità a sviluppare diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari [10, 11] rispetto ai colleghi dello stesso gruppo di peso. L’identificazione precoce della condizione di “obesità metabolica” può portare enormi benefici in ottica terapeutica.

Quanti tipi di obesità? 

3 sono i sottogruppi di obesità particolare individuati recentemente:

Individui obesi metabolicamente sani (OmS)

Individui di peso normale ma metabolicamente obesi (OnP)

Individui normopeso con obesità centrale e magrezza periferica (NWO)

Tra gli elementi che spesso si collocano alla radice dello stato di malnutrizione si trova la carenza di Magnesio [14] ma ancor più frequentemente degli squilibri nella funzionalità del Microbiota, cioè la popolare flora batterica intestinale.

Schermata 2016-01-02 alle 18.20.08Come devono comportarsi gli individui obesi metabolicamente sani?

La condizione di obesità non implica per forza un aumento del rischio di incorrere in malattie cardiovascolari e sindrome metabolica. Difatti una percentuale non trascurabile di pazienti obesi non presenta disordini del quadro lipidico e metabolico. La situazione è rilevabile da un nutrizionista attraverso il calcolo degli indici LAP e VAI. L’attenzione del paziente deve comunque essere focalizzata sulla riduzione ponderale nel lungo periodo, in modo da evitare un peggioramento patologico del quadro lipidico, che potrebbe insorgere con l’avanzare dell’età in concomitanza con un’involuzione sarcopenica della massa muscolare.

Take-home message

L’obesità metabolica è una condizione spesso associata ad accumulo di grasso addominale, ma talvolta asintomatica. Una quota sommersa di obesi è rappresentata da individui apparentemente sani, normopeso, ma con squilibri a livello del metabolismo che possono essere messi in luce da un semplice esame del sangue.

La diagnosi della condizione di obesità metabolica è ancora più importante e delicata negli individui ‘’magri’’ rispetto a quelli sovrappeso, in quanto la condizione di dislipidemia deve essere affrontata e migliorata attraverso un adeguato stile di vita.

EP

 

Riferimenti bibliografici

1. Pi-Sunyer FX. The obesity epidemic: pathophysiology and consequences of obesity. Ones Res. 2002.

2. Kim CS, Ko SH, Kwon HS, Kim NH, Kim JH, Lim S, et al. Prevalence, awareness, and management of obesity in Korea: data from the Korea national health and nutrition examination survey (1998-2011) Diabetes Metab J. 2014.

3. Wang YC, McPherson K, Marsh T, Gortmaker SL, Brown M. Health and economic burden of the projected obesity trends in the USA and the UK. Lancet. 2011.

4. Kuk JL, Arden CI. Are metabolically normal but obese individuals at lower risk for all-cause mortality? Diabetes Care. 2009.

5. Lopez-Miranda J, Perez-Martinez P.  It is time to define metabolically obese but normal-weight (MONW) individuals. Clinical Endocrinology. 2013.

7. Wildman RP, Muntner P, Reynolds K, McGinn AP, Rajpathak S, Wylie-Rosett J, Sowers MR. The obese without cardiometabolic risk factor clustering and the normal weight with cardiometabolic risk factor clustering: prevalence and correlates of 2 phenotypes among the US population (NHANES 1999–2004). Arch Intern Med. 2008.

8. Pajunen P, Kotronen A, Korpi-Hyovalti E, Keinanen-Kiukaanniemi S, Oksa H, Niskanen L, Saaristo T, Saltevo JT, Sundvall J, Vanhala M, Uusitupa M, Peltonen M. Metabolically healthy and unhealthy obesity phenotypes in the general population: the FIN-D2D Survey. BMC Public Health. 2011.

9. Ruderman N, Schneider SH, Berchtold P. The ‘metabolically-obese,’ normal weight-individual. Am J Clin Nutr. 1981.

10. Ruderman N, Chisholm D, Pi-Sunyer X, Schneider S. The metabolically obese, normal-weight individual revisited. Diabetes. 1998.

11. Meigs JB, Wilson PW, Fox CS, Vasan RS, Nathan DM, Sullivan LM, et al. Body mass index, metabolic syndrome, and risk of type 2 diabetes or cardiovascular disease. J Clin Endocrinol Metab. 2006.

12. Lee SH, Han K, Yang HK, Kim HS, Cho JH, Kwon HS, Park YM, Cha BY, Yoon KH. A novel criterion for identifying metabolically obese but normal weight individuals using the product of triglycerides and glucose. Nutr Diabetes. 2015.

13. Amato MC, Giordano C, Pitrone M, Galluzzo A. Cut-off points of the visceral adiposity index (VAI) identifying a visceral adipose dysfunction associated with cardiometabolic risk in a Caucasian Sicilian population. Lipids Health Dis. 2011.

14. Rodrıguez-Moran M, Guerrero-Romero F. Oral Magnesium Supplementation Improves the Metabolic Profile of Metabolically Obese, Normal-weight Individuals: A Randomized Double-blind Placebo-controlled Trial. Arch Med Res. 2014.