Un regime nutrizionale con basso apporto di oligosaccaridi fermentabili, disaccaridi, monosaccaridi, polioli (FODMAP) è in grado di ridurre i sintomi della sindrome dell’intestino irritabile.

Gonfiore addominale, diarrea, stipsi, nausea, difficoltà digestive…sempre più persone soffrono di questi sintomi che spesso caratterizzano la sindrome del colon irritabile (IBS): uno dei disturbi gastrointestinali più diffusi nel mondo occidentale.
Le diagnosi di IBS in continua crescita possono essere dovute ai ritmi ai quali siamo sottoposti al giorno d’oggi, sempre più stressanti e proprio lo stress si ripercuote sulla funzione del nostro “secondo cervello”, cioè l’intestino.

Non c’è chiarezza sulle cause ma un ruolo nella genesi dell’IBS potrebbero averlo l’alterata motilità intestinale, la genetica, l’infiammazione, l’alterazione del microbiota, l’ipersensibilità, per la maggior parte meccanismi mediati dal cibo.

La sindrome del colon irritabile non è caratterizzata da lesioni organiche. La diagnosi definisce l’IBS come dolore addominale ricorrente, in media, almeno un giorno a settimana negli ultimi 3 mesi che migliora con l’evacuazione, associato con un cambiamento nella frequenza dell’alvo e associato a un cambiamento nella forma delle feci.

I trattamenti farmacologici utilizzati comprendono, in base alla causa e ai principali sintomi: antispasmodici, lassativi, antidepressivi, antibiotici e terapia comportamentale. Tra gli integratori spesso sono utilizzati i probiotici.
In ogni caso la terapia di IBS deve essere basata sul ripristino delle normali funzioni intestinali e l’indirizzo corretto è partire dall’impostazione di corrette abitudini alimentari personalizzate.

Come può aiutarci l’alimentazione?

Alcune norme generali andrebbero seguite giornalmente: mangiare lentamente dedicando almeno 30 minuti al pasto, 3 pasti non troppo abbondanti evitando di coricarsi entro le 2 ore successive, ricordarsi di bere 1,5-2,5 litri di acqua al giorno, evitare gli alcolici e il consumo di caffè o tè andrebbe limitato a non più di 3 volte al giorno.

Sulla base di una valutazione medica e dietologica si può indirizzare il paziente nel riequilibrare l’apporto di fibra, preferendo fibre solubili a quelle insolubili, limitare l’assunzione di cibo trattato o cotto più volte, non assumere cibi eccessivamente grassi, fritti, assumere non più di 2 frutti al giorno ed evitare i dolcificanti (es. sorbitolo) soprattutto in chi soffre di diarrea.

Quando queste iniziali modificazioni alimentari non danno i benefici attesi, si può intraprendere il percorso della dieta LOW-FODMAP, un protocollo dietetico definito sulla base delle evidenze scientifiche che ha dimostrato in diversi studi efficacia nel ridurre i sintomi del colon irritabile.

Ma cosa sono i FODMAP?

FODMAP è l’acronimo di “oligo-, di-, mono- saccaridi e polioli fermentabili”. Sono carboidrati a corta catena indigeribili dagli enzimi umani, di conseguenza vengono scarsamente assorbiti nel nostro intestino, richiamano acqua e vengono fermentati dal microbiota provocando lo sviluppo di gas addominale.
I FODMAP sono fruttani, fruttosio, galattooligosaccaridi, lattosio e polioli. Molti cibi contengono quantità di queste sostanze sopra soglia, che risultano essere sintomatiche in pazienti con IBS.

Fonti alimentari comuni di fruttani sono l’aglio, la cipolla, lo scalogno, il grano, il riso e i carciofi, mentre i galatto-oligosaccaridi sono presenti soprattutto nei legumi.
Il lattosio è presente nel latte e nei derivati e in alcuni prodotti da forno.
Il fruttosio rappresenta il FODMAP più abbondante nella dieta occidentale e lo troviamo soprattutto nella frutta (mele, pere, anguria, mango) e nel miele.

I polioli (es. sorbitolo e mannitolo) li troviamo in alcuni vegetali come asparagi, carciofi, broccoli, cavoletti di Bruxelles , funghi coltivati e anche in alcuni frutti come l’anguria e la pesca bianca. Vengono utilizzati come dolcificanti nei chewing-gum sugarfree.

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Protocollo della dieta low-FODMAP

Il protocollo della dieta low-FODMAP prevede una fase iniziale della durata di 4-8 settimane in cui si escludono gli alimenti ad alto contenuto di FODMAP, seguita da una fase di reintroduzione graduale in cui si valuta la tolleranza del paziente a ciascun alimento e infine si passa alla fase di mantenimento con un piano alimentare a lungo termine personalizzato.

Take home messages

La dieta a basso contenuto di FODMAP si è dimostrata efficace nel ridurre i sintomi del colon irritabile.

E’ molto importante evitare il fai da te! In caso di sintomi è opportuno rivolgersi ad un nutrizionista esperto per evitare eventuali carenze nutrizionali e per sfruttare al meglio le potenzialità di questo intervento nutrizionale. A primo impatto il protocollo dietetico può risultare difficoltoso per la lista strategica di “cibi proibiti”; le difficoltà iniziali si possono superare soltanto con il supporto del nutrizionista che fornirà le informazioni necessarie, adattandole allo stile di vita, il miglioramento dei sintomi renderà sempre più semplice l’aderenza alla dieta.

La dieta a basso contenuto di FODMAP ha mostrato efficacia nella riduzione e remissione dei sintomi da colon irritabile. In particolare nausea, gonfiore, dolore addominale e diarrea sono drasticamente ridotti in risposta alla riduzione di fruttosio e fruttani nella dieta.

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Enrico Ponta, con il contributo di Carola DeEvasis

Fonti bibliografiche:

  • Irritable Bowel Syndrome A clinical review
    William D.Chey,MD; Jacob Kurlander, MD; Shanti Eswaran, MD
  • The Place of Stress and Emotions in the Irritable Bowel Syndrome S. Pellissier et al
  • British Dietetic Association systematic review and evidence-based practice guidelines for the dietary management of irritable bowel syndrome in adults (2016 update) Y. A. McKenzie, R et al. (IBS Dietetic Guideline Review Group on behalf of Gastroenterology Specialist Group of the British Dietetic Association)
  • Managing irritable bowel syndrome: The low-FODMAP diet. Mohannad Dugum, MD, Kathy Barco, RD, LD, CNSC and Samita Garg, MD.
  • Fermentable oligosaccharides, disaccharides, monosaccharides and polyols: role in irritable bowel syndrome Expert Rev. Gastroenterol. Hepatol. 8(7), 819–16 (2014) Caroline J Tuck, Jane G Muir, Jacqueline S Barrett and Peter R Gibson* Department of Gastroenterology, Monash University and Alfred Health.
  • Controversies and reality of the FODMAP diet for patients with irritable bowel syndrome. Emma P Halmos,Peter R Gibson
  • Schede pratiche sull’alimentazione nelle malattie digestive. Progetto proposto e coordinato da Leonardo Baiocchi e dal Comitato Direttivo UNIGASTRO 2018
  • Evidence-based dietary management of functional gastrointestinal symptoms: The FODMAP approach. Peter R Gibson,Susan J Shepherd