Breve sunto del significato metabolico e dell’applicabilità di un regime alimentare molto diffuso, anche tra gli sportivi.

Cosa significa dieta chetogenica? In modo più sintetico possibile, una dieta è chetogenica quando è in grado di far produrre corpi chetonici da parte del fegato, spostando il metabolismo dall’utilizzo del glucosio verso quello dei grassi. Volendo entrare più nello specifico, una chetogenica è quella dieta che limita il consumo di carboidrati a una soglia massima (100 g al giorno), imponendo una serie di adattamenti all’organismo. Apporti di proteine e grassi invece sono a discrezione del nutrizionista e del suo obiettivo.

In condizioni normali il nostro organismo è un motore che gira con una miscela di carboidrati, proteine e grassi. Quando i carbo sono rimossi dalla dieta, le loro riserve vanno incontro a un rapido esaurimento (ore). In conseguenza, il corpo è spinto a trovare un combustibile alternativo per ottenere energia. Uno di questi combustibili è rappresentato dagli acidi grassi liberi, che possono essere usati da quasi tutti gli organi, tranne che cervello e sistema nervoso, i quali hanno appunto i corpi chetonici come unica risorsa alternativa.

I corpi chetonici (chimicamente acetone, aceto-acetato e beta-idrossi-butirrato) sono sottoprodotti della degradazione parziale dei grassi nel fegato. Quando vengono prodotti in quantità elevate, i corpi chetonici si accumulano nel torrente circolatorio causando una condizione metabolica ben precisa chiamata chetosi. Parallelamente si assiste a una diminuzione nell’utilizzo e produzione di glucosio, e anche il normale ricambio delle proteine cellulari subisce un rallentamento. Tale rallentamento non deve essere visto come negativo, poiché i processi di riparazione proseguono, inoltre il nostro organismo è ben adattato da millenni di evoluzione a resistere a periodi di scarso apporto energetico con la dieta, per cui la situazione è assolutamente ben tollerata. 

In modo analogo a qualsiasi dieta per la perdita di peso, l’esercizio fisico in generale aumenta il successo della chetogenica, infatti sia in sportivi che in persone sedentarie l’esecuzione di una dieta di questo tipo viene accoppiata solitamente a esercizio fisico di tipo aerobico. Tuttavia sostenere la performance di un allenamento ad alta intensità (come ad esempio le ripetute, un fartlek oppure un ritmo medio nel running) può risultare complicato in situazione di carenza di  carboidrati. Nel caso in cui a un obiettivo di miglioramento cronometrico della prestazione si volesse sovrapporre un desiderio di ottimizzazione del peso, per conciliare il piano chetogenico con il programma di allenamenti può essere opportuno scegliere alcune vie alternative a quella classica, come la chetogenica mirata o la chetogenica ciclica.

  • La dieta chetogenica mirata permette il consumo di carboidrati soltanto nella finestra di tempo  durante o immediatamente successiva all’esercizio fisico, per sostenere la performance senza colpire la chetosi metabolica.
  • La dieta chetogenica ciclica alterna periodi di restrizione di carboidrati a giorni a consumo normale. Con quest’ultimo trucco si evita l’insorgenza di un’infiammazione eccessiva dei tessuti connettivi dell’atleta e si permette la rigenerazione completa delle fibre durante la fase di carico dei carboidrati. Quest’ultima è particolarmente efficace nel mantenimento della massa magra.

Dieta chetogenica, dalla pratica clinica all’utilizzo di massa: un po’ di storia.

Il digiuno, inteso come totale astinenza dal cibo, è la condizione metabolica più vicina alle diete chetogeniche, anche se durante l’esecuzione di queste ultime il cibo viene effettivamente ingerito e la compliance della persona è chiaramente migliore. Tale digiuno “metabolico” può essere utilizzato nel trattamento integrato di una certa patologia, ad esempio in accoppiamento a farmaci e/o integratori, allo scopo di massimizzare l’efficacia della terapia.

Il regime chetogenico è stato utilizzato infatti per la prima volta agli inizi del 900 con la definizione di protocolli clinici nutrizionali nel trattamento dell’epilessia pediatrica. I medici osservarono come una dieta ad alto contenuto di grassi, basso in carboidrati e con una quota proteica pari al fabbisogno dei pazienti, fosse sufficiente a mantenere la chetosi per periodi di settimane o mesi, e come ciò portasse giovamento nella riduzione delle crisi epilettiche dei giovani ospedalizzati.

La clinica fu solo un catalizzatore di interesse per questo regime alimentare, che in breve trovò applicazione nel campo del controllo del peso sia nei casi di obesità che nella popolazione in lieve sovrappeso, e infine anche sana (in prevenzione). Oggi rappresenta con tutte le sue varianti un punto di riferimento importante nella pratica nutrizionale, ma alcune idee sbagliate e preconcetti a riguardo vanno chiariti. Soprattutto la sua applicazione va considerata da un occhio esperto, e non può e non deve essere approcciata come una dieta alla moda.

Gli anni 70 e la diffusione delle chetogeniche.

Nel corso degli anni Settanta nuovi approcci chetogenici furono sperimentati, quasi tutti con efficacia di dimagrimento paragonabile al digiuno totale. Riassumo di essi i più celebri:

Protein-Sparing Modified Fast: (“Digiuno Modificato con Moderazione Proteica”) l’apporto di proteine è limitato a quantità piccole ma di alto valore biologico, e descritto come in grado di prevenire la perdita muscolare mantenendo comunque gli effetti desiderati della chetosi. E’ ancora utilizzata per trattare l’obesità grave, ma in tutti i casi c’è bisogno di assistenza medica e nutrizionale in un centro specializzato.

Very low calorie diet: dieta con apporto minimo in termini di energia complessiva (400-800 kcal/die)  che si propone di ottimizzare il tempo di dimagrimento. In questo regime l’apporto di carboidrati può superare percentualmente quello di grassi e proteine, tuttavia il livello assoluto di assunzione di essi è lontano dal raggiungere il fabbisogno minimo della persona, per cui l’ingresso in chetosi è raggiunto.

Atkins: proteine e grassi sono virtualmente illimitati, a differenza dei carboidrati. La rivoluzione portata dal Dr. Atkins è rappresentata dal fatto che si propone come stile di vita in ottica di prevenzione; tuttavia non mancano gli effetti collaterali della sua pratica, soprattutto a livello renale ed epatico, per questo motivo la sua introduzione deve essere valutata con attenzione dalla persona con il supporto di un nutrizionista. 

Dopo questa panoramica iniziale sull’approccio chetogenico all’alimentazione, rimando alle prossime pubblicazioni le indicazioni specifiche sull’utilizzo in ambito sportivo e clinico del regime chetogenico.

Enrico Ponta

Bibliografia

The Ketogenic Diet: a complete guide for the Dieter and Practitioner. McDonald, L. 1998.

The Anabolic Diet. Mauro DiPasquale, MD. Optimum Training Systems, 1995.

The protein-sparing modified fast for obesity-related medical problems. Walters JK, et. al.Cleveland Clinical J Med, 1997.