caffeine

 

 

 

 

 

 

 

La caffeina, all’anagrafe chimica registrata come 1,3,7-trimetilxantina, è una delle sostanze farmacologicamente attive più utilizzate a livello mondiale, e si trova in prodotti come cola, caffè, thè, energy drink, integratori, medicinali liberi da ricetta medica, e cioccolato. Si stima che il consumo medio mondiale sia 76 mg al giorno per persona, mentre nei Paesi Sviluppati la media raggiunge i 230 mg al giorno.

 

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Apporti quantitativi delle più comuni fonti di caffeina. Tra queste la bevanda più popolare a livello italiano rimane il caffè espresso, caratterizzato dalla presenza di molti composti ad azione antiossidante, come l’acido clorogenico, i flavonoidi e le melanoidine.

La caffeina una volta assunta per via orale è assorbita rapidamente, raggiungendo le dosi massime nel sangue nel giro di 45 minuti, ed esercitando effetti su vari organi in un arco di 5-12 ore. Dato il popolare utilizzo di caffeina in contesti non sportivi, molta letteratura è disponibile riguardo ai suoi effetti, sia cardiaci che extra-cardiaci. I benefici portati da un consumo moderato di caffeina negli adulti comprendono aumento di alcune funzioni cognitive, ridotta percezione della fatica e sorprendentemente un blando effetto protettivo sulle malattie coronariche acute e sul rischio di sviluppare diabete di tipo 2. I meccanismi ipotizzati per spiegare questi effetti comprendono l’alterazione della pressione ematica, dei livelli di colesterolo e omocisteina, oltre che la riduzione dello stato infiammatorio.

Tra gli effetti indesiderati legati al consumo eccessivo e ripetuto di fonti di caffeina ci sono le emicranie, e ovviamente la dipendenza. L’aumento nello stimolo alla minzione è stato verificato solo in modelli animali, mentre nell’uomo si osserva grande variabilità tra individui.

 

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Caffeina ed esercizio fisico

La caffeina ha mostrato proprietà ergogeniche quando assunta in dosi moderate (3-6 mg ogni kg di peso corporeo), mentre livelli maggiori di assunzione (>9 mg per kg di peso corporeo) non correlano con un aumento ulteriore della performance. In termini generali gli effetti sono:
– aumento della disponibilità di energia e della spesa energetica;

– riduzione della sensazione di fatica e di sforzo associato ad attività fisica;

– miglioramento della velocità ed accuratezza delle reazioni agli stimoli.

Una dose di caffeina compresa tra 200 e 300 mg assunta a riposo non sembra avere nessun effetto dannoso sul flusso sanguigno. Tuttavia se il soggetto svolge attività fisica, la caffeina non permette una vasodilatazione coronarica sufficiente a soddisfare l’aumentata domanda di sangue a livello cardiaco. L’aspetto particolarmente negativo della caffeina è legato alla propensione di molti individui a farne uso proprio subito prima di affrontare attività faticose dal punto di vista dello stress e della richiesta energetica muscolare.

Se assunta appena prima dell’esercizio di tipo aerobico intenso, la caffeina riduce il flusso sanguigno a livello cardiaco (-20%) proprio nella situazione in cui la domanda di sangue in quel compartimento è aumentata. Danni anche gravi possono verificarsi in questo contesto, nei peggiori casi ischemia e aritmia, specialmente se la somministrazione di caffeina è stata superiore ai 200 mg. Ulteriori aggravanti dello stress coronarico sono ovviamente la presenza di malattie coronariche, e la bassa concentrazione di ossigeno atmosferico (ad esempio nelle attività ad alta quota).

Per quanto riguarda gli sport di endurance come gli Ultra, l’assorbimento dei carboidrati forniti con gli integratori gel durante la gara si scontra con un limite fisiologico rappresentato dal trasporto attraverso le pareti dell’intestino. La caffeina a piccole dosi è in grado di dare una marcia in più all’assorbimento dei carboidrati in questi frangenti, a differenza del caffè nella sua integrità: alcuni studi portati avanti dall’indimenticato prof. Arcelli hanno dimostrato come il caffè sia di per se un rallentatore dell’assorbimento dei carboidrati, a mio parere a causa dell’aumentata motilità indotta sulla muscolatura liscia intestinale.

A scoraggiare ulteriormente l’uso di caffeina nello sport, si annovera anche il suo effetto diuretico, che quindi rende più lunga e complessa la neo-sintesi di glicogeno muscolare durante il recupero (i muscoli sono composti per il 73% da acqua).

Nonostante le evidenze scientifiche prima descritte, la WADA (Agenzia Mondiale Anti-Doping) ha recentemente rimosso la caffeina dalla lista delle sostanze dopanti, alleggerendo a mio avviso l’approccio psicologico dell’atleta al suo consumo.

WADA

 

 

 

 

Caffeina durante l’adolescenza

Con la diffusione commerciale dei soft drinks, i bambini e gli adolescenti sono oggi esposti al consumo di caffeina già a partire dai primi anni di vita, nonostante i pochi studi clinici condotti riguardo agli effetti fisiologici e sul comportamento in quella finestra di età.
In termini quantitativi oltre 200 marche di energy drink contenenti caffeina sono disponibili sul mercato di 140 Paesi al mondo (dati del 2010). Questo si riflette in un consumo quotidiano di energy drink da parte del 30% degli adolescenti, e oltre un terzo di loro (12%) può essere classificato come ‘high chronic user’.

Il Children’s Food Trust’s cura l’educazione alimentare anglosassone dando linee guida ai ragazzi di tutte le fasce di età e ai loro genitori. Il documento sconsiglia il consumo nell’infanzia di bevande o cibi addizionati di caffeina o altri stimolanti poiché potrebbero determinare alterazioni del sonno, del comportamento (eccitazione, irritabilità e ansia) e della concentrazione. Le linee guida canadesi sulla nutrizione (2012) sottolineano l’assenza di benefici dei soft drink nell’alimentazione, nonostante il 25-30% degli adolescenti ne faccia uso quotidiano. La quota di 2.5 mg ogni kg di peso corporeo è la dose da non eccedere nelle 24h per un adolescente secondo la maggior parte delle linee guida internazionali (per un bambino di 30 kg: 75 mg di caffeina, ovvero 1 lattina di coca cola da 33cl + mezza tazza di infuso di the nero).

Dal 2014 l’European Food Information Regulation impone a tutte le bevande che eccedono la concentrazione di 150 mg di caffeina ogni litro di bevanda, di riportare in etichetta la dicitura “not recommended for children, pregnant or breastfeeding women”. Per quanto riguarda i dosaggi quotidiani da non eccedere, le linee guida consigliano:

– 1 o 2 tazze di the, o 1 tazzina di caffè istantaneo per bambini (indicativamente elementari);

– 2 o 3 tazze di the, oppure 1 o 2 tazzine di caffè istantaneo per i ragazzi (medie e superiori).
A parità di contenuto in caffeina il the rappresenta una scelta migliore per gli adolescenti, in quanto maggiore fonte di antiossidanti e buona risorsa per l’idratazione.

EP

 

 

 

Fonti bibliografiche

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